Centro-destra: la strategia della Lega e la fusione con Forza Italia

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foto tratta da profilo Fb

In apparenza sarebbe dovuto al “contenimento” della Meloni. In realtà il disegno salviniano è molto più ampio

Da alcuni giorni è rimbalzata la notizia – e proposta – di una possibile fusione tra la Lega di Matteo Salvini e Forza Italia di Silvio Berlusconi. Una mossa, quella del partito sovranista, che secondo alcuni opinionisti mirerebbe ad arginare la continua – e oramai perenne – ascesa di Fratelli d’Italia e la popolarità di Giorgia Meloni.

L’obiettivo: arginare Meloni

Stando al patto siglato tra i tre leader principali del Centro-destra nelle ultime elezioni, ovvero affidare la guida della coalizione e la presidenza del Consiglio a colui/colei che ottiene più voti, non sarebbe remota la possibilità di ritrovarsi Giorgia Meloni come futuro capo coalizione. In effetti, a renderla una “minaccia” interna per l’ambizioso Salvini sono i risultati dei sondaggi – condotti periodicamente – che mostrano Fratelli d’Italia in continua crescita con circa il 20% di consensi, ovvero a 1,7 punti di differenza rispetto alla Lega. La proposta lanciata quindi sembrerebbe indicare la volontà di Salvini di inglobare i voti di Forza Italia acquisendo maggiore “distanza” dalla Meloni. Una pura strategia volta al mantenimento della leadership. Ma è davvero solo questo?

Attrarre i voti dei moderati liberali

In realtà no. La fusione o meglio, annessione-assorbimento, di Forza Italia servirebbe più che altro ad acquisire i voti degli elettori moderati e liberali di Centro-destra che oggi si rispecchiano soltanto nel partito di Silvio Berlusconi. Un partito piazzato intorno al 5% – stando ai sondaggi – in palese difficoltà e letteralmente prosciugato di leadership. Assorbire i forzisti permetterebbe di intercettare i voti dei relativi elettori e, perché no, fornire alla propria classe dirigente un salvagente, cioè garantire un futuro visto il declino in cui versa il partito. Tra l’altro se si associa tale proposta al recente pellegrinaggio di Salvini in Fatima si comprende come l’obiettivo sia quello di intercettare un dato tipo di elettori. Infine, la futura neo-variegata forza politica fornirebbe un lasciapassare ed accreditamento nei circoli europei, lì dove la Lega sovranista gode di scarsa popolarità. Con il sostegno fornito al Governo Draghi, di chiara impronta europea, il successo internazionale sarebbe scontato o almeno tale da far “dimenticare” l’euroscetticismo.

Calcoli sbagliati

Tuttavia vi è un dato che meriterebbe attenzione, ovvero l’intenzione di voto. Credere che gli elettori moderati di Destra si lascerebbero attrarre automaticamente da un nuovo partito a trazione leghista, e guidato da Salvini, è un azzardo. Lo stesso dicasi dei parlamentari di Forza Italia di cui una buona metà soffre la convivenza in una coalizione dove predomina un partito antisistema, sovranista e nazionalista. Pertanto non sarebbe scontata un’emigrazione “totale”, di eletti ed elettori, ed un conseguente sostegno, così come l’automatico riconoscimento in sede europea dopo un’assorbimento repentino che non comporti un cambio di programma politico e di posizioni.

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