Cava, una città che langue e priva di una prospettiva certa

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foto Angelo Tortorella

Dal sindaco Servalli dà risposte evasive o elusive. La modifica del PUC sarà centrale nella definizione di un nuovo programma ed elemento per aggregare quanti intendono perseguire una visione condivisa di città

 

Chi solo sporadicamnete frequenta Cava non percepisce ciò che invece è diventata sempre più opinione diffusa: una città che langue priva di una prospettiva certa e con un crescente stato di malessere per criticità irrisolte.

Tale sentimento è acuito dallo stallo della vigente Amministrazione, troppo spesso sorda arroccata ed autoreferenziale ma anche dalla assenza di pungolo di una opposizione consiliare remissiva, silente e priva di spunti contenutistici.

La risposta non poteva che essere quel senso di ineluttabile accettazione del presente che alimenta rassegnazione e disaffezione.

CAVA merita di più e chi ama Cava ha il dovere  di contribuire alla costruzione di un programma lungimirante che risponda ad una visione moderna di città.

Tutto ciò è fondamentale per restituire a Cava la centralità che merita ed ai CAVESI di risvegliare l’orgoglio identitario.

Oggi Cava vive un rapporto di sudditanza rispetto a Salerno e la mancata assegnazione di  finanziamenti nazionali e regionali certi per la realizzazione o programmazione di opere strategiche per la città testimonia inequivocabilmente la subalternità al capoluogo, ma soprattutto la marginalità di Cava nel panorama politico sovracomunale, in primis Provincia e Regione.

In tale contesto, la recente intervista rilasciata dal Sindaco su questa testata, con le sue risposte evasive o elusive in ordine alle principali criticità sollevate, alle opere pubbliche attese e/o incompiute ma anche sullo stato di salute dell’attuale Giunta, non lasciano intravedere il sereno all’orizzonte.

Con queste premesse appare necessario per chi intenda proporsi nel 2020 alternativo all’attuale governo cittadino procedere, sin da subito o almeno e si spera  subito dopo le europee quando anche a livello nazionale dovrebbero delinearsi assetti politici più chiari,  ripartire nella definizione di un programma chiaro individuando prioritariamente la coalizione e gli attori in grado di definirlo e vidimarlo per la futura attuazione sia in termini di programmazione  che di attuazione.

Pertanto, volendo andare oltre le sterili polemiche ma raccogliendo le idee di tanti cittadini ed analizzando la situazione attuale, proviamo a fornire alcune indicazioni sperando possano costituire base di confronto e motivo di fermento e dibattito.

In materia di infrastrutture decoro urbano e mobilità: dal completamento del sottovia alla realizzazione della Metropolitana leggera… dalla rigenerazione di aree degradate al recupero delle aree frazionali sempre più emarginate ed abbandonate.

Tutto quanto dando priorità ad un serio piano di manutenzione della rete stradale comunale oramai ridotta a colabrodo e fonte di pericoli costanti e causa di contenziosi persi. In parallelo, ed ove permanga il non auspicabile stato attuale, definire il programma di messa in sicurezza di importanti strade, da tempo chiuse, il cui pieno e sicuro  riutilizzo  appare incerto.

In materia urbanistica, approvato questo PUC come atto dovuto per legge, appare necessario da subito interfacciarsi con altre Amministrazioni per promuovere una azione congiunta di sollecitazione all’Organo regionale per l’approvazione dei piani paesaggistici e si spera di un piano di rigenerazione delle aree urbane: presupposto ineludibile per la ridefinizione dei vincoli paesaggistici, attualmente fissati dal PUT, e di fissazione di nuovi criteri di rigenerazione del patrimonio esistente.

Occorre senza indugio procedere, in parallelo, a riprendere una proficua intesa con ASI e Provincia con la definitiva indizione di conferenza di servizi, per addivenire finalmente a  riperimetrazione dell’area ASI; solo cosi potrà  restituire alla esclusiva potestà pianificatoria comunale almeno le aree  di fondovalle caratterizzate da un diffuso degrado per presenza di industrie pesanti e non  da tempo dimesse.

La modifica del PUC, quindi, sarà centrale nella definizione di un nuovo programma ed elemento di discussione attorno a cui dovranno aggregarsi i soggetti che intendano perseguire una visione condivisa di città.

Il presupposto, peraltro declinato solo nelle intenzioni dall’attuale PUC, dovrà essere quello di disporre di uno strumento urbanistico che consenta di generare RICCHEZZA e possibilità di ridisegnare il territorio e le sue funzioni partendo dagli assetti strategici integrandoli con direttrici oggi assenti o probabilmente da rivedere: Galleria per Maiori alla Tengana, rigenerazione  dell’area industriale di fondovalle in gran parte dimessa  dove generare  volumetrie da destinare a strutture ricettive e servizi dando finalmente un futuro all’area ex COFIMA.

In materia di infrastrutture della mobilità e della sosta appare sempre più evidente la necessità di rifunzionalizzare l’area mercatale restituendola alle sue originarie funzioni di parcheggio e terminal bus.

Bisogna rispondere  con la individuazione di nuove aree di sosta attrezzate con navette per favorire lo scambio modale (Autobus/auto a Nevette elettriche non inquinanti) e da ubicarsi fuori dal centro urbano, alla esigenza non più differibile di misure efficaci di contrasto al  traffico e smog che stanno progressivamente peggiorando la qualità ambientale.

Le su esposte direttrici possono fare di Cava il principale Hub turistico per la Costiera, l’area archeologica di Pompei e l’Agro Nocerino, facendola diventare un centro di benessere ed accoglienza con una pluralità di spazi cittadini da destinare a verde attrezzato e servizi da localizzare in prevalenza proprio nelle  aree industriali dismesse poste in adiacenza allo svincolo autostradale e quindi non incidenti sui carichi stradali urbani.

Appare inevitabile la conferma della  previsione urbanistica di delocalizzazione dello stadio, pur con le  inevitabili resistenze nostalgiche che genera, risultando sovradimensionata la sua capacità rispetto all’effettiva affluenza.

Pur non apparendo ad oggi, una priorità la previsione urbanistica serve per considerare l’area nel globale ridisegno della area Nord della città realizzando, al posto dello stadio, un polmone verde quale elemento di riammaglio di un tessuto urbano promiscuo ed eterogeneo  ove potenziare le strutture sportive e ricettive esistenti ed incentivarne la realizzazione di nuove mediante la partecipazione dei privati.

Sempre in materia di opere ed in una ottica di ridisegno organico della città, occorre  completare Villa Rende e le annesse strutture e prevedere la realizzazione in tempi certi di nuovi spazi a verde attrezzato a partire da Piazza Amabile e Piazza San Francesco oggi ridotte ad aree prive di identità e decoro.

Essenziale sarà riappropriarsi della manifattura di viale Crispi per programmare la conversione a  nuova sede  comunale, restituendo l’attuale struttura alla sua originaria funzione di Teatro.

Appare ancora necessario, in variante all’attuale PUC, rivedere la destinazione dell’area retrostante il MALC oggi destinata a parco urbano, ripristinando indici edificatori a favore del “proprietario” in vista di quella perequazione urbana che piuttosto che riferirsi alle volumetrie esistenti dimesse, di cui resta da accertare la legittimità urbanistica, consenta di  riattualizzare l’ambizioso progetto dell’era  Gravagnuolo  di riconversione della attuale sede manifatturiera della stazione, la cui produzione, appare incompatibile sul piano ambientale con il contesto in cui ricade.

Anche sul fronte della iniziativa privata, fatti salvi alcuni ambiti di trasformazione individuati dall’attuale PUC da integrarsi con forme partecipative più efficaci, occorre individuare criteri premiali nei confronti dei   privati/ proprietari che intendano  abbattere e ricostruire strutture non di pregio e prossime al termine della loro vita utile anche rispetto alla loro rispondenza alle norme sismiche.

Sul piano gestionale sara’ compito del nuovo esecutivo istituire in tempi brevi quell’auspicato Ufficio di valorizzazione del patrimonio che proceda alacremente, con il supporto  di funzionari tecnici e legali preparati, ad indire e  concludere procedimenti di affidamento in gestione dei  tanti contenitori esistenti, demandando all’Amministrazione, all’ esito di idonee analisi costi benefici,   l’onere  di  inserire alcuni di essi in un programma di alienazione restando fissata  la destinazione di interesse pubblico.

Solo in tal modo potrà coniugarsi l’esigenza di una loro messa a reddito con quella di assicurare che i medesimi contenitori, per il tramite di una gestione privata oculata e di qualità individuata con procedure ad evidenza pubblica,  diventino strutture di attrazione dove  programmare cultura, musica arte ed altri eventi.

Insomma, la sfida è grande ed il presupposto è che persone che amano Cava e che vogliono cimentarsi in un impegno politico serio, si facciano promotori di questo cambiamento articolando un programma fattibile con cui presentarsi alla città per ottenerne fiducia da confermare durante il mandato con periodici momenti di rendiconto.

Occorre, insomma, creare le condizioni perché Cava assolva a quella funzione di Città cerniera capace di offrire servizi di qualità  che oggi solo gli atti di pianificazione le attribuiscono.

Un serio  progetto politico  alternativo,  indipendente dagli obiettivi e  ambizioni che si pone, dovrà anteporre idee e progettualità a personalismi, ridando a Cava una prospettiva di sviluppo e benessere, recuperando  quella attitudine di osare che nel  passato ha fatto di Cava un esempio da seguire e dei cavesi imprenditori professionisti ed artigiani apprezzati ovunque.

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