PD, Giuliano Galdo: “Dal voto di domenica nessuna ricaduta locale”

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Giuliano Galdo (foto Gabriele Durante)

A fari spenti, ma coi motori ancora caldi dopo il voto di domenica, il Partito Democratico deve fare ora i conti con il risultato poco lusinghiero uscito dalle urne. Nel mentre a livello nazionale si debbono districare nodi di risentimento interno al partito per quella che alcuni hanno definito la “sconfitta più grave della storia della sinistra italiana del dopoguerra”, in ambito locale si sta cercando di tornare alla normale routine amministrativa, in maniera autonoma e indipendente, per quel che si può, dallo tsunami a 5 Stelle che si è riversato anche nella conservatrice e borghese città di Cava de’ Tirreni.

A parlare con noi del risultato elettorale, facendo un’analisi ad ampio spettro circa la situazione presente e futura, è Giuliano Galdo, consigliere comunale di maggioranza e capogruppo della sezione cavese del PD.

 

Era da tempo nell’aria il sentore che questa tornata elettorale non sarebbe stata favorevole al PD. Sia, sincero, si aspettava questi numeri a Cava o pensava che avrebbe retto meglio all’onda d’urto del Movimento 5 Stelle?

Non ho mai dato peso ai sondaggi perché credo che l’andamento di come andranno le elezioni lo percepisci già durante la campagna elettorale, parlando con la gente. Effettivamente la sensazione che i 5 Stelle potessero fare un gran risultato c’era, l’intenzione da parte dell’elettorato di votarli si avvertiva in maniera stratificata e trasversale, in vari ambienti della società. Sinceramente, mi aspettavo in città qualche punto percentuale in più per il PD, ma non sarebbe cambiato molto.

Qual è la sua chiave di lettura riguardo la débacle dei Dem?

Credo che i governi a sigla Dem lascino un’Italia realmente migliore di quella trovata, soprattutto dal punto di vista dei risultati economici e dei diritti civili, ma non è bastato. In tutta Europa chi ha governato ha dovuto fare i conti con una forte riduzione del consenso. Inoltre Renzi, che era stato visto come un elemento anti-sistema e di forte innovazione politica, ha pagato tantissimo la promessa di ritirarsi se avesse perso il referendum, la difesa del ministro Boschi che ormai è associata ai poteri forti bancari e il non aver attuato fino in fondo la rottamazione, utilizzando all’interno del partito vecchi metodi che lui stesso aveva criticato. Oltre a ciò, alcune riforme come la Buona Scuola ci hanno fatto rompere con uno dei nostri zoccoli duri dal punto di vista elettorale, il corpo docenti.

Pensa che ci saranno ripercussioni a livello comunale? Quali?

Lo escludo. Non ci sarà alcuna ricaduta in ambito comunale. Con il Sindaco e tutte le forze politiche di maggioranza, avevamo già deciso di rivedere qualcosa dopo le elezioni politiche in modo da poter affrontare spediti gli due ultimi anni di mandato che ci attendono.

E’ crollata la roccaforte De Luca. Gli eventi accaduti sul finire della campagna elettorale hanno, sicuramente, influenzato l’elettorato medio. E’ finita un’era?

Io ci andrei cauto con il dire che è finita un’era. Ho visto fare troppi funerali inutili, senza il morto. Credo che il presidente De Luca abbia raggiunto grandi risultati amministrativi, prima a Salerno e poi in Regione. Su questi dati tra due anni sarà giudicato. Piero ha la grande occasione di poter diventare un riferimento importante. E’ un ragazzo preparato e con qualità, ritengo che farà un buon lavoro a Roma per il nostro territorio. Inutile negare che la campagna elettorale in Campania sia stata condizionata dalla vicenda Fanpage che, per uno strano caso del destino, è esplosa proprio a dieci giorni dalle elezioni. A mio avviso, su queste vicende è giusto aspettare l’esito del giudizio della magistratura. Ritengo che non sia possibile accettare il tritacarne mediatico che si è scatenato su video tagliati e montati probabilmente secondo le esigenze giornalistiche della testata.

Si parla di voto di protesta, ma è un’analisi che si ferma in superficie. C’è negli italiani volontà di cambiare e il PD non è riuscito a cogliere e incanalare questa esigenza dell’elettorato. E’ tempo di mea culpa per il partito. In tanti chiedono un “bagno d’umiltà”.

L’umiltà è quella peculiarità che chi fa politica non deve mai perdere. L’ascolto dei problemi, la capacità di avvertire le sofferenze e fare proposte che risolvano i disagi dei cittadini è essenziale. Tutto questo non è possibile farlo con arroganza. Se siamo stati percepiti come arroganti è grave e bisogna rifletterci su attentamente. In ogni caso non considero quello del 4 marzo un voto di protesta. Il voto degli Italiani è stato chiarissimo. M5S e Lega hanno insieme poco meno del 50% dei voti. Sono state premiate le politiche economiche basate sul reddito di cittadinanza e sui dazi doganali, le politiche internazionali incentrate su euro e respingimenti, le politiche interne di legittima difesa e liberalizzazione della vendita delle armi. Il PD offriva l’opposto e non è stato votato. Semplice. Secondo me queste due forze dovrebbero formare un governo per mantenere tutte le promesse fatte. Stare all’opposizione, come recitava un vecchio slogan 5 Stelle, sarà un piacere.

Perché l’elettorato cavese non ha rinnovato la fiducia data al Partito Democratico alle elezioni (politiche e amministrative) che si sono succedute negli ultimi anni?

Le elezioni amministrative, soprattutto in Comuni che non siano Città Metropolitane, sono completamente diverse dalle elezioni politiche. Alle amministrative oltre alla proposta politica, è centrale la figura del Sindaco e quella dei candidati al Consiglio. Le persone scrivono il tuo nome sulla scheda, danno fiducia ai propri concittadini. A questo proposito, non ho mai capito la rinuncia alle preferenze nel Rosatellum. Le preferenze sono l’unico modo per testare il radicamento di una forza politica sul territorio. I 5S che a Cava hanno preso il 45% non hanno nemmeno un rappresentante in Consiglio così come la Lega che ha preso oltre 2.000 voti fra Camera e Senato. Qualcosa vorrà pur dire?

Ci saranno aggiustamenti di rotta all’interno della maggioranza Servalli? Cavalcherà questo desiderio di cambiamento chiesto dalla gente?

La maggioranza deve continuare a lavorare come sta facendo. Portare risultati amministrativi nell’interesse della città. Su questo tra due anni saremo giudicati. Non su altro.

Si temeva l’astensionismo, ma non c’è stato. L’impressione è che sia stato rimpiazzato dal desiderio di manifestare il proprio malcontento e la forte volontà di cambiamento.

Non mi ha mai appassionato il tema dell’astensionismo. In democrazia decide chi si prende la responsabilità di andare a votare. Non conta la percentuale. Senza ombra di dubbio però un’alta partecipazione alle urne spesso coincide con una fortissima volontà di cambiare le cose.

I 5 Stelle a Cava hanno sfiorato il 45% ma, paradossalmente, non hanno rappresentanti all’interno delle Istituzioni cittadine e sono disgregati in diverse compagini. E’ solo questione di tempo? Saranno in grado, secondo Lei, di essere concorrenziali al centrosinistra e al centrodestra nelle prossime elezioni amministrative?

Come ho detto prima dipende dal programma, dal candidato Sindaco e dalla squadra che metteranno in campo. In assenza di questi tre elementi non saprei rispondere.

A proposito di amministrative, mancano due anni al termine del mandato e non è tantissimo tempo, come potrebbe sembrare. Formato il nuovo governo, a livello locale comincerete a muovervi per la campagna elettorale?

La vera campagna elettorale è realizzare risultati. Per chi governa una città è fondamentale. In campagna elettorale gli altri faranno promesse mentre noi dobbiamo portare in campo tutto ciò che abbiamo prodotto e,soprattutto, il modo con cui lo abbiamo fatto. Con trasparenza e correttezza.

Il gossip cittadino, conosciuto anche con l’appellativo di “Radio Portici”, dice che Lei sarà il successore di Servalli alla carica di aspirante Sindaco. Conferma?

Il sindaco Servalli ha ancora sette anni di legislatura davanti, quindi il tema non è di stretta attualità. Amo la politica da quando ero piccolo e negli anni ho fatto il militante, il dirigente di partito, il segretario, il consigliere comunale ed il capogruppo, avendo sempre due punti cardine ben definiti: curare la mia professione, perché solo chi ha un lavoro proprio può essere un uomo libero e considerare l’impegno in politica mai come un elemento di un singolo, ma sempre di gruppo. Sono stato eletto consigliere comunale grazie al lavoro di una meravigliosa squadra di amici. Io sarò sempre quello che il partito e le persone che stanno facendo con me questa esperienza amministrativa mi chiederanno di essere, consapevole che se domani finisse tutto ho una professione che amo e che, grazie a Dio, mi dà tante soddisfazioni. Intanto cerco di riuscire a fare meglio possibile il capogruppo del PD, un’esperienza dura, formativa ma anche molto bella. Ho l’onore di rappresentare un gruppo di persone competenti, di grandi qualità morali e soprattutto che lavorano in modo responsabile per la città di Cava e di dialogare con forze politiche di coalizione leali e che rispetto molto. Credo che tutto ciò in questo momento sia già tanto gratificante per me.

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