A colloquio con Luigi Gravagnuolo: “Quella di Servalli è un’amministrazione diligente sull’ordinario, ma senza grandi slanci”

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Sullo scontro tra il sindaco Servalli e Alfonso Senatore, l’ex sindaco ricorda che sul “tema della sicurezza in città  i risultati della mia Amministrazione durante l’assessorato di Senatore prima e di Servalli poi  furono eccellenti”.

 

Sindaco di Cava de’  Tirreni dal 2006 al gennaio del 2010, Luigi Gravagnuolo resta un protagonista della vita politica metelliana e non solo, volutamente e convintamente non più in trincea ma come osservatore acuto e attento delle vicende amministrative e politiche cittadine, forte della sua lunga, ricca e articolata esperienza.

Allora, Gravagnuolo, le va di dirci qualcosa su Cava?

E perché no!

Perché lei da anni non interviene più sulle vicende della città, di cui pure è stato sindaco.

Vero.  Ho una notevole ritrosia ad intervenire nelle vicende della politica cavese, un po’ perché mi sono sovraesposto nel recente passato; un po’ per disintossicare me stesso da tanti veleni; un po’, infine, perché non ho alcun ruolo pubblico, tale che richieda l’estrinsecazione dei miei orientamenti per dovere di trasparenza.

Veniamo al dunque, che ne dice dell’Amministrazione Servalli?

Ciò che ne dicono tutti quelli che incontro. I nostri amministratori civici, Sindaco in testa, sono persone disponibili, che ascoltano, diligenti sull’ordinario, ma senza grandi slanci e con un debole orientamento ai risultati. La mia impressione, tuttavia, è che ciò al grosso della città vada bene.

E dell’opposizione?

Ci sono due opposizioni, quella presente in Consiglio Comunale e quella che ne sta fuori.

La prima, nella sua grande maggioranza, è silente, se non consociativa. Ad eccezione di Marco Galdi, che mi pare stia un po’ alla volta registrando la sua azione politica in consiglio comunale, con interventi sempre più di merito e circostanziati. L’impressione è che egli sia l’unico consigliere che provi a fare opposizione. Confesso tuttavia che giudico sulla base della lettura dei giornali, non avendo finora mai assistito ad una seduta del C.C. in questa consigliatura.  Potrei perciò sbagliarmi; magari l’opposizione consiliare è più coesa e numerosa di quanto io non percepisca.

C’è poi un’opposizione non presente nel palazzo, che si esprime elettivamente sui social. Questa mormora, incalza e fa rumore, e lo fa con il linguaggio peculiare della rete: insulti e sfoghi personali più che fatti. Tuttavia, sui social, emergono spesso informazioni puntuali, che non avremmo se non operasse nella nostra città qualche blogger particolarmente attento e ferrato.

È di questi giorni un’aspra polemica tra l’avvoocato Alfonso Senatore ed il Sindaco Vincenzo Servalli a proposito dell’incarico di “consulente per la sicurezza” al sig. Tito Mondany. Servalli, in risposta ad un esposto-denuncia di Senatore alla Corte dei Conti relativo a questo incarico, ha definito lo stesso Senatore il “peggior assessore alla sicurezza della storia di Cava”. Entrambi sono stati assessori durante il suo sindacato. Lei come commenta?

Francamente non apprezzo il deviamento del confronto dai fatti alle invettive. Servalli e Senatore sono due persone molto distanti, per indole e per le rispettive culture politiche. Il Sindaco è più attento alle mediazioni ed alla tenuta degli equilibri; l’avv. Senatore più irruento, generoso nell’azione, ma intemperante ed indisponibile a qualsivoglia mediazione. Si direbbe che tra i due non possa esserci sintonia di sorta, eppure, durante il mio sindacato, entrambi operarono bene – a mio avviso – peraltro dialogando molto tra loro. Ebbero un buon rapporto e lo hanno mantenuto fino al 2015, quando l’avv. Senatore ha concorso in modo rilevante alla vittoria dell’attuale sindaco. Cosa sia successo dopo tra loro non lo so, né mi incuriosisce saperlo. Con riferimento al tema della sicurezza in città  i risultati della mia Amministrazione durante l’assessorato di Senatore prima e di Servalli poi  – ricordo che il secondo succedette al primo nella funzione – furono eccellenti.

Ce li può ricordare, sia pure in estrema sintesi?

La città che ereditammo era davvero allo sbando. Di notte la gente letteralmente parcheggiava le auto e le moto sotto i portici, nel salotto della città, quando non sfrecciavano, anche controsenso, in quella che avrebbe dovuto essere un’area pedonale. Girava droga in quantità industriale. I bus che facevano servizio serale da e per le frazioni erano ostaggio di bande di bulletti adolescenti, che mettevano a repentaglio la sicurezza degli anziani e degli stessi conducenti. In periferia esercitavano la loro professione le prostitute. Un gruppo di estorsori aveva avviato una campagna di attentati intimidatori bombaroli verso i negozianti. Potrei sciorinare il rosario per un’ora e più, la città pareva terra di nessuno.

Con un lavoro instancabile, adoperandoci per il coordinamento delle forze dell’ordine, affiancondoli noi stessi in prima persona, di giorno e di notte, nel controllo del territorio, un po’ alla volta, centimetro dopo centimetro, riportammo la città a condizioni adeguate di sicurezza. Ricordo bene, di quei giorni, la generosità e, se vuole, anche l’irruenza dell’avv. Senatore al mio fianco. Parallelamente portammo a termine il concorso per 26 nuovi agenti della polizia municipale, già avviato dal sindaco Messina, garantendo una totale, assoluta estraneità della politica al lavoro dei valutatori; realizzammo il nuovo Commissariato della PP.SS. e lo inaugurammo alla presenza del vice capo nazionale della Polizia di Stato, il dott. Cirillo; installammo sistemi di video sorveglianza nelle aree strategiche della città; assicurammo la vigilanza davanti alle scuole e nelle ville comunali, così come sulle frazioni. E, quando i “bombaroli” furono individuati ed assicurati alla giustizia dalle forze dell’ordine, ci costituimmo parte civile contro di loro, ottenendo prima l’ammissione a costituirci in giudizio, quindi la loro condanna al risarcimento della città, sia pure con un cifra simbolica.  Last but not least, operammo sul terreno della cultura, concordando con i dirigenti scolastici programmi di educazione alla legalità nelle scuole di ogni ordine e grado. Il bilancio, credo, fu più che positivo.

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