Rispetto delle regole e responsabilità

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Ma c’è qualcuno in Italia che è mai responsabile di qualcosa? C’è qualche residua resipiscenza in qualche angolino, magari remoto, del cervello di qualcuno che faccia prendere coscienza di un errore commesso e faccia dichiararne l’assunzione di responsabilità?

Viaggio sull’autostrada, i segnali mi avvertono che non debbo superare gli 80 chilometri/ora, ma di quei segnali io me ne strafrego, e proseguo a 140 km/ora, perdo il controllo della vettura e vado a sbattere sul guardrail, e coinvolgo altre vetture e ci scappa pure qualche ferito, il traffico si blocca…: cose che avvengono quotidianamente.

Ma alla fine non trovo di meglio che attribuire la responsabilità all’Anas e, magari con l’aiuto di qualche compiacente perito o avvocato, avvio pure un’azione risarcitoria.

Tutto perché ho ampiamente superato il limite di velocità, ma è una cosa che non ammetterò mai, e guai a sentirmelo dire.

Potrei andare avanti ancora per chi sa quanto tempo citando chi sa quanti esempi analoghi, ma tedierei i miei cinque assidui lettori dei quali già immagino gli sguardi interdetti, e per rispetto ad essi non mi dilungo.

Ma non posso esimermi dal fare qualche considerazione sull’ abitudine, tutta italica, di scaricare sempre sugli altri la propria responsabilità, della quale ciò che ho appena scritto è un banalissimo, pure se non infrequente, esempio. D’altronde ciò avviene costantemente in tutti i campi, da quello della politica a quello della finanza, forse un poco meno in quelli della imprenditoria.

Il tutto avrebbe anche una sua logica, magari perversa, ma della quale, proprio perché facenti parte dell’italico popolo, da tutti è acquisita e della quale tutti siamo maestri; qualcuno si salva, come ad esempio Matteo Renzi che ammise la sua responsabilità per la sconfitta del referendum del dicembre scorso: ma sono mosche bianche, eccezioni che confermano la regola generale.

Ma a qualcuno sembra logico e razionale avallare l’italica abitudine di dare sempre ad altri la colpa di tutto, e alla fine giungere alla “radice” del male, a chi sta al vertice, e avallare  la famosissima imprecazione popolare “piove, governo ladro” ?

Tutta questa tiritera scaturisce dalla lettura della cronaca di qualche giornale locale che ha riportato il grave incidente automobilistico verificatosi nella notte di martedì 27 settembre all’incrocio di Via Atenolfi, allorquando una autovettura, sulla quale viaggiavano dei giovani, nonostante la dichiarata bassissima (sic!) velocità, per cause tutte la individuare (sic!) si è trovata improvvisamente, e senza alcuna responsabilità (sic!) dell’autista, sul marciapiede, perpendicolarmente alla parete del fabbricato che fa angolo tra Via Principe Amedeo e Via Atenolfi, in bilico sulla scala del sottopassaggio di fronte a un noto negozio di abbigliamento: bene evidenziano il tutto le due foto che hanno fatto subito il giro della rete.

Ma è credibile che la vettura transitasse a bassissima velocità, (40 km/ora, come sembra hanno sostenuto i giovani che la occupavano),  visto i danni fatti, avendo divelto i cordoli del marciapiede, le ringhiere della scala del sottopasso, e si sia trovata con il muso quasi sulla parete del negozio di abbigliamento che, fortunatamente, non ha subito danni?

Balza immediatamente evidente che, se effettivamente la vettura avesse viaggiato a tale bassa velocità, non avrebbe potuto catapultarsi oltre la botola del sottopassaggio, ma ci sarebbe finita dentro: l’alta velocità ha invece consentito alla vettura di “saltare” l’ingresso del sottopasso pedonale le cui ringhiere, dopo il primo urto con i cordoli del marciapiede, l’hanno ulteriormente frenata evitando che andasse a schiantarsi sul fabbricato.

“Elementare Watson” avrebbe detto Sherlock Holmes, il cui buonsenso dovrebbe essere di lezione a tutti.

Ma se anche il “popolino”, preso dall’emozione o da più svariate considerazioni, decidesse di “assolvere” a priori, seguendo l’insegnamento dello struzzo e nascondendo la testa sotto la sabbia, l’autore di siffatta prodezza automobilistica, non si giustifica l’atteggiamento persecutorio dei vari commenti di alcuni politici e amministratori locali nei confronti dell’amministrazione comunale responsabile di aver creato un incrocio mostro, un incrocio diabolico, un incrocio pericolosissimo, che ha fatto centinaia di vittime e altre migliaia ne farà di qui a poco, giacché il sindaco Servalli, l’Ufficio tecnico comunale e la polizia municipale non sono intervenuti nonostante quella enorme pericolosità fosse stata più volte segnalata… .

E pure qualche cronista ci mette del suo.

Voglio fermarmi qui, ma non senza concludere che la stupidità umana, già altissima, in tanti pseudo amministratori e politici locali, cresce, probabilmente diventa congenita al loro ruolo, probabilmente dalle urne, insieme ai voti, viene fuori anche una specie di maleficio che fa crescere le dabbenaggini, giacché ciò che è logico a tutti, diventa oscuro ad essi, e non fa rendere loro conto che le spiegazioni più semplici sono anche quelle più aderenti alla realtà.

Per tornare al “nostro” incidente, l’unica vera causa è stata l’alta velocità dell’autovettura, e il suo protaginista, invece di ringraziare il Padreterno per come se l’è cavata, non ha trovato di meglio che dire che viaggiava a 40 km all’ora.

Ma tant’è: la logica costa, meglio la illogicità che fa anche più comodo per scaricare tutte le responsabilità sull’Amministrazione.

E tutto questo can can per non dire che i limiti di velocità vanno rispettati, che le regole vanno rispettate!

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Classe 1941 – Diploma di Ragioniere e perito commerciale – Dirigente bancario – Appassionato di giornalismo fin dall’adolescenza, ha scritto per diverse testate locali, prima per il “Risorgimento Nocerino” fondato da Giovanni Zoppi, dove scrive ancora oggi, sia pure saltuariamente, e “Il Monitore” di Nocera Inferiore. Trasferitosi a Cava dopo il terremoto del 1980, ha collaborato per anni con “Il Castello” fondato dall’avv. Apicella, con “Confronto” fondato da Pasquale Petrillo e, da anni, con “Ulisse online”.

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