Servalli-Galdo-Bastolla… fra noi è finita così

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foto Gabriele Durante

“Fra noi è finita così” cantava con voce possente una splendida Iva Zanicchi più di cinquant’anni fa. Quello dei ricordi è uno dei privilegi che hanno gli anziani come me. E, in questi giorni del nazional-popolare festival della canzone italiana di Sanremo, questa melodia sembra più che adatta per descrivere lo strappo che si sta consumando nel Pd cavese e nella maggioranza consiliare che sostiene il sindaco metelliano Vincenzo Servalli.

Alle polemiche dimissioni dell’assessore Enrico Bastolla, che non si è risparmiato nel muovere una sferzante quanta ragionata e stringente serie di accuse politiche, oltre che all’UDC del consigliere comunale Giovanni Del Vecchio, anche e soprattutto nei riguardi del Sindaco e del capogruppo consiliare pd Giuliano Galdo, quest’ultimo con un post sui social ha controbattuto rincarando la dose polemica con l’aggiunta di non poco fiele, tanto da risultare difficile distinguere la divergenza di vedute politiche dal dissapore se non da una vera e propria acrimonia.

Galdo è andato giù duro. Da un lato, infatti, attribuisce al lavoro del gruppo consiliare del Partito Democratico “professionalità, serietà, coerenza, lealtà” e senso di responsabilità, dall’altro arriva alla conclusione che tutto ciò è “lontanissimo dal modo di essere” di Bastolla, accusato di farneticare, di essere stato tropo assente quale assessore con un impegno part time, di “voler correre per la poltrona di sindaco”, ma anche di personalismo sfrenato e di eccessivo protagonismo.

Per farla breve, Giuliano Galdo con il suo post ci fa scoprire una specie di mostro politico, Bastolla, indicato come la sentina di tutti i mali. Oddio, ci sarebbe da chiedere come mai, se questo è Bastolla, il Pd ha consentito che amministrasse la cosa pubblica anche in suo nome fino ad ora? E noi cittadini veniamo resi edotti solo oggi di essere stati governati da un personaggio così politicamente immeritevole e solo quando ha presentato di sua sponte le dimissioni? Quanto meno, se così stanno per davvero le cose, da parte del Pd c’è stata una evidente omissione, una mancanza di trasparenza nei riguardi dei cittadini cavesi.

Infine, un Galdo irrefrenabile, con una evidente caduta di stile, conclude le sue invettive con il rammarico dell’inserimento di “un elefante in una cristalleria”, dove ovviamente il pachiderma non è altro che l’ex assessore Bastolla.

Insomma, nel centrosinistra siamo alle torte in faccia. Siamo più o meno agli alterchi sguaiati delle donne dei bassi napoletani che si accapigliano a male parole strappandosi a vicenda i capelli nel cortile dei nostri giorni, i social.

Non sta a me giudicare se Galdo ha fatto bene o male a sfogarsi sui social piuttosto che chiarirsi anche a muso duro nelle sede più opportune, ovvero quelle del partito e istituzionali. Di sicuro, però, non è un spettacolo esemplare quello messo in scena dal Pd in queste ore ed è un vero peccato che sia stata gettata alle ortiche quella che per quasi tre anni è stata la cifra, il segno distintivo dell’attuale maggioranza: la sobrietà, la capacità di non far trapelare sui giornali o sui social dissapori e contrasti politici, l’efficacia della comunicazione positiva.

L’impressione è che in questa vicenda i motivi personali sopravanzano di molto quelli più strettamente politici. E questo è pericoloso, perché avvelena il clima, inquina i rapporti, turba gli animi e obnubila la mente.

La sensazione è che soprattutto per Servalli le dimissioni di Bastolla siano state accolte come una sorta di liberazione, per la serie un rompiscatole, anzi, il rompiscatole numero uno in meno; diversamente, qualora ci fosse stata la volontà di ricucire, il primo cittadino invece di affrettarsi ad accettarle, le avrebbe respinte in attesa di un chiarimento politico a tutto tondo nel partito.

A questo punto, è lecito ritenere che la rottura sia più profonda di quanto si immagini e che il prossimo appuntamento elettorale delle politiche si sia rilevato come l’acceleratore di un processo disgregativo, non si sa ancora bene di quale portata, dell’attuale maggioranza di centrosinistra.

Se così sarà, dal 5 marzo prossimo, fra appena un mese, quando le urne avranno dato il loro responso, c’è il rischio che l’attuale Amministrazione metelliana cominci a ribollire alla stregua del vino nei tini. E, come suggerisce il Carducci,  “…per le vie del borgo dal ribollir de’ tini va l’aspro odor de i vini l’anime rallegrar…” .

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore di due pubblicazioni, Testimone di parte, edita nel 2006, e Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009.

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