La Corte Costituzionale stravolge l’Italicum bocciando il ballottaggio

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La Consulta ha ieri dichiarato incostituzionale il meccanismo del ballottaggio previsto dalla legge elettorale detta Italicum. Infatti, la legge prevedeva che se nessun partito raggiungeva il 40% dei voti si sarebbe andati dopo due settimane al ballottaggio tra le due liste più votate. La Corte Costituzionale, tuttavia, ha salvato il previsto premio di maggioranza con l’assegnazione di 340 seggi (pari al 54% degli eletti), ma esclusivamente nel caso che un partito raggiunga almeno il 40% dei voti.

La Corte, riferisce una nota della Consulta, inoltre “ha accolto la questione relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio”.

Tradotto vuol dire che resta l’impianto proporzionale, vale a dire, grosso modo, tanti voti tanti seggi, ma con un premio di maggioranza, così come restano i 100 capilista bloccati nelle altrettanto circoscrizioni elettorali, e resta, inoltre, la possibilità di pluri-candidature (fino a un massimo di 10), ma non sarà più il capolista eletto a scegliere la circoscrizione, bensì si procederà al sorteggio.

Questo vuol dire che la sera delle elezioni difficilmente si saprà il vincitore, a meno che una lista non ottenga il 40% dei consensi. Cosa improbabile, quest’ultima, almeno oggi, visto che esiste un panorama politico tripolare: centrodestra, Pd e alleati, Movimento Cinque Stelle. A ciò si aggiunge che siccome abbiamo con la Camera un sistema elettorale e al Senato un altro, è più che probabile che possano esserci maggioranze diverse tra le due camere. Anzi, anche nel caso in cui alla Camera scattasse il premio di maggioranza, non è affatto detto che al Senato si rispecchi la stessa maggioranza. Tradotto, il sistema politico-istituzionale nel nostro Paese rischia sempre più l’ingovernabilità.

E il caos già ora regna sovrano nel panorama politico italiano: Renzi, Salvini e Grillo, spingono per le elezioni subito; Berlusconi, Alfano e la minoranza Pd, invece, puntano ad una nuova legge elettorale, ma ognuno ne vuole una, anche con lo scopo di armonizzare il sistema elettorale della Camera con quella del Senato. Quest’ultima, infine, è l’indicazione che arriva dal Quirinale.

I prossimi, quindi, saranno giorni di discussione e scontri politici. E’ possibile che in primavera gli italiani saranno chiamati alle urne, ma la partita è aperta e non è detto che la legislatura non si chiuda regolarmente fra pochi mesi con elezioni a febbraio 2018.

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