PAESE MIO A colloquio con Ciro Casella, il salernitano che ha fatto innamorare New York della sua pizza

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“Al San Matteo non siamo soliti prenotare tavoli per i nostri clienti. Così, quando un giorno arrivò al locale una telefonata con questa richiesta, i miei ragazzi spiegarono che non era possibile farlo. Dopo poco squillò il mio cellulare e la persona all’altro capo dell’apparecchio mi spiegò che un bambino voleva venire a festeggiare il suo 13° compleanno da noi. Risposi che mi avrebbe fatto piacere accontentarlo e così approntammo un tavolo. Quando arrivò, il piccolo festeggiato venne da me con un regalo e mi disse: “Questa te la manda zio”. Era la maglia di Totti con il suo autografo. Non voglio dire chi me l’ha mandata, per una forma di riservatezza,  ma il succo del discorso è che ogni cliente merita cortesia, rispetto e porte aperte. Nel mio locale non ci sarà mai selezione, tutti sono i benvenuti perché è grazie ai miei clienti che sono qui a raccontare la mia storia e i miei progetti futuri”.

A parlare così è Ciro Casella, imprenditore salernitano emigrato a New York sette anni fa e proprietario di una delle pizzerie più in voga di New York, il “San Matteo Pizza Espresso”, nell’Upper East Side, uno dei migliori quartieri residenziali di Manhattan.

Lo abbiamo incontrato a Salerno, sua città natale cui è legatissimo e nella quale cerca sempre di tornare con frequenza, anche per assistere alle partite della Salernitana, la sua squadra del cuore, e ci ha svelato in anteprima il progetto di un evento importante che sta prendendo forma proprio in questi giorni. Un discorso corale tra eccellenze del settore, con ubicazione in Salerno, i cui proventi andranno in beneficenza. Una sorta di Live Aid, potremmo dire, come quello organizzato da Bob Geldof nell’85, dove daranno il loro contributo grandi aziende internazionali.

“Sto lavorando per far venire anche qualche amico famoso da New York a questa manifestazione”, ci ha confidato Ciro. E di amici famosi ne ha nella Grande Mela, basti pensare che uno dei suoi avventori abituali è il sindaco Bill De Blasio che lo ha elogiato pubblicamente più di una volta”.

“Al compleanno della moglie gli ho fatto assaggiare la pizza con la Nutella, ma quello che preferisce in assoluto è il panuozzo”, racconta Ciro, “Che mangia rigorosamente con le mani e senza usare la forchetta. Il Sindaco, di origini beneventane (i nonni sono di Sant’Agata dei Goti), è un affezionato cliente del San Matteo. Venne a trovarci  per la prima volta nel 2013, poco dopo il suo insediamento come primo cittadino di New York e il suo trasloco nella storica residenza dei sindaci della città: Grace Mansion, sulla 88esima strada, nell’Upper East Side, dalla parte opposta di Central Park, a pochi metri dall’East River. Fu il sindaco Fiorello La Guardia, un altro italoamericano, a renderla la residenza ufficiale del Primo cittadino di New York”. “Da allora De Blasio”, ha continuato Ciro, “ E’ un nostro assiduo frequentatore, così come la sua famiglia e i suoi amici. E’ un uomo alla mano, affabile, che dialoga con gli altri clienti e col personale. Oggi ci sono le elezioni in città e domani sapremo chi sarà il nuovo sindaco (oggi per chi sta leggendo l’articolo), ma a detta della gente ha operato bene e dovrebbe farcela senza difficoltà”.

Ma cominciamo dal principio di questa lunga e piacevole chiacchierata che ci ha portati oltreoceano e chiediamo a Ciro Casella il motivo per cui ha deciso di lasciare Salerno ed andare a New York.

“Sono andato negli Stati Uniti nel 2010. Prima lavoravo per un’azienda nella provincia di Salerno, poi le cose sono precipitate e a quarant’anni mi sono messo nuovamente in gioco. Mi recai a New York per la prima volta nel 1985 da alcuni parenti e vi rimasi per un anno. Mio fratello Fabio vive lì da vent’anni, così quando persi il lavoro mi venne spontaneo pensare di andare da lui. Probabilmente, se non ci fosse stato già lui a New York le cose, ad oggi, sarebbero  diverse”.

Quali sono state le difficoltà iniziali che hai dovuto affrontare, una volta giunto lì?

“Innanzitutto la lingua. Però io ne avevo già avuto un assaggio durante il mio primo viaggio, ed ho sempre sentita mia questa città. Poi l’impegno, la caparbietà e  la fortuna  mi hanno premiato. New York è una città che può darti molto, ma può anche togliertelo da un momento all’altro. Devi essere, come si suol dire, sempre sul pezzo e non rilassarti mai. Nel momento in cui pensi di essere arrivato, lì comincia la tua discesa. Oltre al San Matteo, che serve pietanze rigorosamente cotte in forno a legna, con Fabio, abbiamo aperto altri due locali: Il Salumaio, inaugurato tre anni fa, una trattoria di tradizione salernitana, e il San Matteo Pizzeria e Cucina, un locale su tre livelli che è ristorante, pizzeria e bar”.

A sentire parlare Ciro vien da pensare che “l’american dream” esista ancora e gliene chiediamo conferma.

“Certo che esiste”, asserisce con  fermezza il ristoratore, “Se ce l’ho fatta io a quarant’anni, immagina cosa può fare un giovane che vuol mettersi in gioco. La cosa importante da sottolineare è che bisogna lavorare sodo per costruirsi un futuro. E in America, da solo, creare tutto daccapo è sicuramente più difficile che in Italia, dove c’è l’appoggio della famiglia, nonché le comodità cui si è abituati. La nostalgia e la voglia di tornare a casa restano sempre, anche dopo anni. E’ un altro stile di vita, con ritmi diversi, e per integrarti devi essere elastico ed aperto. Se vuoi lavorare c’è spazio anche per te, ma sei vuoi vivere di sogni è meglio che resti a casa. New York non è per tutti. Se desideri inserirti devi avere spalle larghe e lavorare”.

Ma qual è la ricetta del successo di Ciro Casella?

“La mia identità. O meglio, aver portato un prodotto del nostro territorio a New York mantenendone integra la qualità. E un pizzico di fortuna che non guasta mai.  A New York c’è un numero consistente di pizzerie che servono prodotti di alta qualità. Il nostro segreto, se così si può dire, è che rimaniamo fedeli alla nostra linea ed i clienti lo hanno recepito ed apprezzato. Io non cerco di modificare le loro abitudini alimentari, ma semplicemente di far conoscere la buona cucina italiana e gli eccellenti vini delle nostre terre. Io mi baso sulla qualità dei prodotti e su un servizio eccellente, ma questo ha un costo. Ritengo, però, che il cliente sappia valutare ed apprezzare un equo rapporto qualità/prezzo. A New York una margherita costa tra i 14$ e i 16$, ma è rapportato anche al costo della vita in città. A breve apriremo due nuovi locali di ristorazione, sempre qui a New York: uno servirà soltanto cibo da asporto (pizza, pasta, antipasti etc.), che è richiestissimo al San Matteo, sull’altro voglio mantenere il riserbo per il momento, sarà una sorpresa”.

Quando torni a Salerno, dove vai a mangiare la pizza?

“Io sono nato a piazza Malta ed ho sempre amato la pizza di Sabatino, che purtroppo non c’è più. Apprezzo molto la tradizione del Vicolo della Neve ed ho cercato di portare qualcosa di questo ristorante, anzi, di questa istituzione di Salerno, al San Matteo. Poi, la diatriba su quale sia la pizza migliore la lascio agli altri. Io un mio pensiero: le mode passano, la storia resta. Adesso va di moda la pizza gourmet, ma io confesso di essere fedele alla margherita ed alla marinara. I miei clienti al San Matteo apprezzano la pizza Mariconda, che sarebbe quella del mitico Carminuccio, ma anche la pizza De Luca con mozzarella, scarola imbottita e speck”.

Qual è il rapporto con i tuoi connazionali emigrati a New York? Ti vedono come un punto di riferimento?

“Chiunque venga dalla provincia di Salerno, ma da tutta la Campania in verità, passa al San Matteo. Lo scorso anno un ragazzo di Cava che era venuto a New York in viaggio di nozze, venne da me e mi promise la maglia di Coda, giocatore della Salernitana di origini cavesi, ed è stato di parola. Ho poi un grande rapporto con un altro salernitano che viene spesso a trovarmi, l’attore Yari Gugliucci, bravo artista e bella persona. Viene spesso anche un mio caro amico, Nico Piro, giornalista del TG3. Al San Matteo le distanze si accorciano”.

Hai menzionato qualche conterraneo che viene a trovarti, ma il San Matteo è un porto di mare anche per altri personaggi dello star system americano. Facciamo qualche nome.

“Ti confesso che sono tanti  i personaggi famosi che vengono, ma amano poter assaporare del buon cibo in tranquillità. E nel mio locale trovano l’ accoglienza e il comfort di un ambiente familiare. Ultimamente abbiamo ospitato Spike Lee. Martin Scorsese, invece, ci ha fatto la richiesta di girare alcune scene del suo prossimo film nel nostro ristorante e sarà un onore per noi fornirlo come location. Noi ci sforziamo, costantemente, di mantenere alto il livello del servizio che offriamo come se fosse il primo giorno. E’ questa la sfida che affrontiamo quotidianamente”.

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